L'educazione non può prescindere dall'antropologia dei popoli

Educare l'erede. Infanzia in Iran tra Storia, Autorità e Destino

Photo @Unicef Iran

In Iran l’educazione dei bambini è uno specchio limpido della sua storia millenaria, plasmata da imperi, rivoluzioni e un dualismo perenne tra modernità e tradizione. Sin dai primi anni di vita, il bambino è introdotto a un mondo dove il rispetto per l’autorità – familiare, religiosa, scolastica – non è solo norma sociale, ma fondamento identitario. Nelle case iraniane, i nonni spesso convivono con figli e nipoti: la trasmissione di valori avviene in un continuum intergenerazionale che richiama la Persia preislamica e il culto della saggezza ancestrale.

La madre, figura centrale nella crescita, incarna l’archetipo dell’educatrice affettiva ma severa, mentre il padre rimane spesso l’autorità morale e religiosa. Il bambino iraniano cresce in un contesto collettivo, dove l’“io” è subordinato al “noi”, e l’individualismo occidentale è percepito come potenzialmente disgregante. Nelle scuole, l’insegnamento è impregnato di valori nazionali e spirituali: non solo l’Islam sciita, ma anche il ricordo nostalgico della grande Persia, di Ferdowsi e di Ciro il Grande.

L’educazione civica si intreccia con la geopolitica: il bambino viene educato a vedere l’Iran come una civiltà assediata, e questo alimenta un senso di appartenenza profonda e talvolta di diffidenza verso l’esterno. Anche il gioco non è mai del tutto neutro: i racconti tradizionali e le attività scolastiche trasmettono ruoli e codici ben precisi, marcando differenze di genere, status e doveri.

In questo senso, l’educazione iraniana non prepara tanto a un mestiere, quanto a un destino. Il sapere non è mai solo tecnico, ma spirituale e storico, intriso di fatalismo e resistenza. La scuola non emancipa dal passato: semmai lo santifica. Ma dentro questa apparente rigidità, si muove anche una tensione tutta persiana verso la bellezza, la poesia, la complessità. Il bambino iraniano, più che apprendere, assorbe: la storia, il dolore, la missione. Così cresce, non come individuo, ma come erede.

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